ALESSANDRO ARLETTI: SERVE UNA SCOMMESSA IPPICA POPOLARE PER CHI VUOLE SOGNARE

17 Febbraio 2025

Alessandro Arletti, commercialista, è il 12° presidente della società che gestisce l’ippodromo di Modena, un impianto che dall’alto dei suoi 150 anni di storia rappresenta certamente un qualcosa di importante nel tessuto connettivo dell’ippica italiana. Qualche settimana fa, proprio in concomitanza con i festeggiamenti dell’anniversario dell’ippodromo della Ghirlandina, si è reso promotore di un convegno molto interessante sul tema delle scommesse a margine del quale è stato presentato e sottoposto al Sottosegretario al Masaf con delega all’Ippica, senatore Patrizio La Pietra, un progetto di istituzione di una nuova scommessa popolare totalizzata che in qualche modo surrogasse o sostituisse quella che attualmente è la TQQ.

Dottor Arletti, nel vostro convegno e in altre circostanze avete parlato di un “riappropriarsi della scommessa” da parte dell’ippica, un obiettivo per certi versi forte e ambizioso allo stesso tempo. Ci può spiegare meglio?

“Lo slogan certamente può sembrare un po’ forte, ai limiti del propagandistico. La nostra idea non è tanto quella di gestire in proprio la scommessa ippica anche perché con le leggi attuali non sarebbe possibile. Certo è, però che è quanto meno strano che la materia sia di competenza di due ministeri diversi (Masaf e Mef n.d.r.). E’ evidente che ci sia un problema di coordinamento tra due istituzioni così forti e importanti. Ecco il nostro obiettivo è quello di essere un catalizzatore, un mediatore, un comune denominatore di iniziative. Insomma il termine più adatto può trovarlo chiunque, la realtà è che vorremmo dare un contributo sia al Masaf, che, in seconda battuta, al Mef e al suo braccio armato nel settore che è l’Adm. Proponiamo un dialogo costruttivo basato su conoscenze tecniche, ma non si tratta di un mero concetto astratto, bensì di un percorso costruttivo e di responsabilità che porti proposte tecniche e concrete per riformare il mondo delle scommesse, un percorso che, se vogliamo, manca da circa 30 anni con l’eccezione di pochi tentativi sparsi come quelli riconducibili alla famosa Lega Ippica o ad altre iniziative più o meno personali.
La nostra iniziativa arriva invece da ben 23 firmatari, oltretutto appartenenti a diverse categorie, quindi trasversali a questo o a quell’altro interesse settoriale. Credo che sia la prima che proviene simultaneamente dalle categorie e dagli ippodromi e che si estrinseca attraverso un documento predisposto da persone competenti. Non si tratta di un’iniziativa singola, ma, mi si passi il termine, di una proposta democratica che è stata ed è aperta a contributi ulteriori che dovessero arrivare.”

Come nasce l’idea di avventurarsi in un percorso simile.
“Nasce dalla nuda analisi di quanto è accaduto. Siamo partiti anni fa da un’ippica che aveva uno “share” di interesse e mercato di circa il 30% all’interno del settore giochi. Un movimento che dava ricchezza e risorse a tutto l’indotto, assicurava anche una certa dose di welfare. Oggi siamo allo 0,4% di un mercato che vale circa 150 miliardi di euro. E’ inconfutabile come ci sia stata un’evoluzione importante e che quindi non sarà mai possibile raggiungere quelle quote di mercato, ma un 3, 4% è un traguardo a mio avviso possibile. Un intervento forte, però, non è più rimandabile. Questo governo ha dimostrato di pensare molto al Paese e questo è un settore del Paese che ha bisogno di riforme.”

Va detto che qualche modo questa Amministrazione ha cercato di impegnarsi…
“E’ assolutamente vero. L’Amministrazione ha messo in campo interventi e azioni importanti soprattutto per riportare il pubblico all’interno degli ippodromi e devo dire che all’inizio anche io pensavo che proporre eventi fosse l’unica soluzione possibile per provare a ravvivare l’ippica, a creare un nuovo interesse, ma mi sono reso conto che non è sufficiente. Come ha detto in qualche occasione il mio collega Marco Rondoni (Hippogroup Cesenate n.d.r.) gli eventi portano persone all’ippodromo, ma è un pubblico che non rimane, non si affeziona se non in parte infinitesima. Quindi agli eventi vanno unite altre azioni. Va fatto un lavoro importante sull’immagine dell’ippica all’esterno, quindi regolamentazione immediata dell’uso della frusta; pene più severe per il doping che sul cavallo è una pratica, mi si passi il termine, barbara visto che un atleta umano può scegliere a suo discapito di doparsi, mentre un cavallo può solo subire una pratica del genere. Tutto questo è deleterio per l’immagine che l’ippica può avere nei confronti anche di un pubblico “nuovo”. So che gli interventi del Masaf vanno fortemente in questa direzione e me ne compiaccio.
Poi c’è ovviamente il discorso scommesse: quelle ippiche sono le uniche che negli ultimi decenni non si sono evolute. Qualche settimana fa si è parlato una corsa di galoppo ad Hong Kong che da sola ha incassato l’equivalente di 200 milioni di euro. Un’utopia per noi, ma quello deve essere il punto di riferimento. L’ho già detto: a quel 30% non torneremo più, ma sa quant’è il 3/4% di 150 miliardi?”

Parliamo di Scommesse… Voi vi siete fatti promotori di un progetto per rivitalizzare la scommessa al totalizzatore…
Il Senatore La Pietra in occasione della cerimonia per i 150 anni dell’ippodromo di Modena ci ha chiesto di produrre un documento. Il nostro gruppo di lavoro credo abbia fatto un lavoro eccezionale, non senza fatica, un lavoro molto importante e sono contento di aver riunito queste persone. Tutti hanno fatto la loro proposta. Rispetto al passato la differenza è che mentre quella della Lega Ippica partiva dalle società di corse, il nostro documento è stato redatto in modo democratico. Vogliamo anche allargare il gruppo per cui a breve coinvolgeremo anche un’università per uno studio ancora più approfondito. Proprio nelle scorse ore ci è arrivata la conferma da parte del Masaf che il nostro lavoro è stato considerato e la nostra proposta è stata trasmessa all’ufficio legislativo per un esame al fine dell’inserimento nel ”Collegato” per l’ippica.  Noi non siamo in contrapposizione con i concessionari, però loro hanno interessi diversi dalle categorie. I concessionari mirano ai profitti, logica giusta, ma diversa. Del resto vista la mia professione credo di conoscere molto bene quali sono gli obiettivi di un’azienda strutturata.”

D’accordo, ma come Lei stesso dice bisogna fare i conti con la realtà e il mercato sino ad oggi ha dimostrato di privilegiare la quota fissa. I due sistemi possono coesistere? E come?
“Sono convinto che debbano coesistere, ma sono mercati differenti. Inizialmente ero favorevole all’abbassamento della tassazione sulle scommesse a quota fissa, ma ho cambiato idea. Analizzando i dati ho verificato che il ritorno allo scommettitore è minore dell’85% e se questo ritorno rimane costante il giocatore non ha alcun interesse/beneficio dall’abbassamento della tassazione. Vedremo i dati dei prossimi mesi se potranno smentirci, se le quote saranno migliori etc etc. Il Totalizzatore (ovviamente Unico) da un gettito maggiore alla filiera, ma può farlo solo a fronte di un prelievo più elevato e allora la mossa da fare da parte dello stato era quella di rinunciare a una fetta consistente delle proprie entrate per creare un volano di interesse. Insomma bisogna dare al Totalizzatore la possibilità di poter competere ad armi pari con la quota fissa. Se riduco le entrate derivanti da questo capitolo e però contribuisco a rilanciare la scommessa e quindi il settore posso recuperare l’investimento (perché di questo si tratta) con irpef, contributi, indotto etc etc..
Quando dico che sono due mercati differenti mi riferisco al fatto che la scommessa a quota fissa è il terminale di un gioco tecnico che ha ancora molto appassionati e che certamente rimarranno ancorati a questa tipologia di scommessa. Il nostro gruppo di lavoro, al contrario, vuole provare a proporre una scommessa nuova, istantanea e che non necessita di ragionamenti matematici e statistici, una scommessa fatta per i giocatori che vogliono sognare e magari  realizzare il loro sogno o più semplicemente estinguere un mutuo, pagare l’università ai propri figli. Insomma quella fascia di mercato molto ampia che è stata lasciata colpevolmente ad altri giochi.”

Archiviato per il momento il capitolo scommesse quali sono le altre azioni che, in una situazione oggettivamente complessa sul piano delle risorse, possono essere attuabili…
“Ci sono due cose molto importanti secondo me da affrontare su due piani diversi. Da un lato un miglior sfruttamento della tecnologia per rendere più usufruibili e godibili le corse… Noi a Modena abbiamo da tempo intrapreso questa strada e ritengo molto saggio investire in tecnologia. Adesso ad esempio stiamo lavorando su un sistema di tracking per trotto e galoppo tutto italiano. Abbiamo presentato dei prototipi e siamo abbastanza avanti. Ho visto le scommesse virtuali sulle corse dei cani e sono rimasto allibito dalla capacità di comunicazione di quelle grafiche. Dobbiamo averne anche noi e per questo abbiamo incaricato una software house per elaborare una grafica da abbinare al sistema. Un processo del genere si potrebbe utilizzare anche nei centri di allenamento con grande utilità per gli allenatori nella preparazione dei propri cavalli.
Invece sul lato della promozione ritengo che debba essere fatto uno sforzo in direzione delle giovani generazioni. Mi spiego: l’ippica è l’unico sport che non ha un settore giovanile, ma addirittura non permette ai ragazzi di entrare a praticarlo. Nel calcio ci sono le scuole calcio i pulcini etc etc. I nonni accompagnano i nipoti al campo. Noi siamo chiusi, pieni di paletti. Non capisco perché non riusciamo a proporre un’offerta che consenta a un ragazzo di 14/15/16 anni di salire su un sulky, frequentare le scuderie. I ragazzi a scuola possono scegliere tra tantissime discipline sportive. Sono convinto che con la collaborazione del Coni si possa creare un regolamento giovanile con assicurazioni a basso costo. Creare, una serie B o C anche per il nostro sport sarebbe di grande aiuto soprattutto per il futuro. Certo deve essere un progetto organico: io se dovessi fare qualcosa del genere all’interno dell’ippodromo di Modena dovrei affrontare dei costi enormi, impossibili da sostenere…”

A proposito di costi… Gli ippodromi, chi più chi meno, hanno tutti grandi problemi sotto quest’aspetto…
“E’ vero, però anche qui la strada ci sarebbe. Leggo di concessioni per il gioco in corso di rinnovamento. Mi chiedo: se l’ippodromo è a tutti gli effetti un concessionario, perché non ci viene consentito di avere una licenza per il gioco on line a canone ridotto, ovvero senza quella tassa insostenibile se non per grandissime organizzazioni, di circa 6 milioni di euro. In passato si era parlato dei “racinos” un progetto che non è mai andato avanti, ma sull’on line si potrebbe lavorare:  noi non vogliamo gestire poker on line o chissà cosa, però è vero ad esempio che molta gente che viene all’ippodromo gioca comunque sul telefonino o altro. Insomma sarebbe una fonte di entrate diversa a costo zero per lo stato, magari si potrebbe pensare a un periodo transitorio di 5 anni… Parliamone!”

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