ERIKA TESSAROLO: CON LE DONNE SIAMO A CAVALLO

17 Febbraio 2025

“Il genio senza ingegno è una barca senza remi”.

Questo aforisma calza a pennello per una giovane e talentuosa ragazza lombarda, di Manerba del Garda (Brescia), che è riuscita, grazie alle sue straordinarie capacità, a ritagliarsi un ruolo di rilievo a livello internazionale. Erika Tessarolo ha un carattere volitivo, determinato e geniale che la rende unica. È l’unica al mondo a costruire le Bull Riding machine, conosciute in Italia come “toro meccanico professionale”, macchine di intrattenimento che possono essere utilizzate da tutti: simulatori che riproducono fedelmente la struttura fisica degli animali.

Erika, sei stata geniale fin da piccola?

Sì, mi divertivo a fare esperimenti. Mi piaceva esplorare il mondo degli animali. Ero sempre in movimento e mi piace mettermi sempre in gioco. L’ozio non fa parte del mio carattere.

Da chi hai preso?

Sicuramente da mio padre, che era un creativo, un artista. Aveva un ranch e amava tutto ciò che riguardava le tradizioni americane: aveva cavalli con monta western e organizzava serate a tema. A casa mia l’inventiva non è mai mancata.

Hai una predisposizione per la meccanica, l’arte e l’elettronica. Che titolo di studio hai?

Ho interrotto gli studi al terzo anno di superiore per aiutare a salvare l’azienda di famiglia dalla crisi economica del 2008. Faccio tutto interamente da sola: dall’idea iniziale, al progetto, fino alla rifinitura. Mi faccio supportare solo per alcune parti della produzione, in quantità o per la prototipazione finale, da artigiani esterni, supportando così anche altre realtà locali.

Dai tori meccanici ai cavalli, come ti è venuto in mente?

Negli anni trascorsi a Fiera Cavalli, visto l’interesse crescente verso i simulatori, grazie alla sinergia tra me, Fiera Cavalli e il Masaf, è nata l’idea di creare un prototipo che riproducesse in maniera realistica la monta su un cavallo, simulando il passo, il trotto, il galoppo e il salto. L’obiettivo era creare un solo apparecchio per tutte le discipline. Il prototipo è dotato di un pannello di controllo dove si può scegliere la specialità e la velocità delle andature. È una sfida stimolante, perché avvicina il grande pubblico a una nuova esperienza sensoriale: visiva, uditiva e tattile.

Qual è il tuo modo di lavorare?

Punto sulla qualità, sulla sicurezza, sulla longevità e su prodotti che possano essere riciclati o riconvertiti. Le mie macchine sono uniche e seguono l’evoluzione tecnologica. Ogni macchina è un pezzo d’arte unico.

Chi può utilizzare queste macchine?

Questo apparecchio sportivo meccanico può essere utilizzato da chi vuole superare, ad esempio, la paura di salire su un cavallo vero. Potrebbe essere installato facilmente in una scuola di equitazione, negli ippodromi o in spazi di intrattenimento. Il cavallo, in questo caso, è talmente realistico che si può provare la stessa sensazione. Magari un giorno qualcuno deciderà di comprarne uno vero, se l’esperienza gli piacerà.

Che cosa pensi del piano di rinnovamento della Direzione Generale?

Penso che il dott. Chiodi sia un visionario e che abbia capito l’importanza del prodotto, che appartiene all’eccellenza della manodopera italiana. Potrebbe essere portato all’interno degli ippodromi e non solo. Il Masaf sembra propenso a promuovere, attraverso una visione più avanzata ed evoluta, l’utilizzo di questi mezzi meccanici all’interno di eventi sportivi. Chi ci sale sopra può addirittura comprendere cosa provano i fantini o i guidatori durante una gara. L’accessibilità è un modo per avvicinare il pubblico a questo sport ed appassionare soprattutto i giovani all’ippica.

Quando lo potremo vedere in ippodromo?

Sono focalizzata e impegnata a concludere il prototipo finale il prima possibile e spero di poterlo esporre come prima tappa al Gran Premio Arno a Firenze. Non posso però garantire che sarà utilizzabile dal pubblico, ma comunque sarà perfetto per essere esposto come dimostrazione, attirando il grande pubblico all’evento in cui l’Equestrian Horse Experience sarà utilizzabile da tutti. La data verrà fissata a breve.

Con chi lavori attualmente?

Lavoro principalmente con i tori meccanici e tutti i multi-ride games, in particolare con gli Stati Uniti, che sono da sempre la patria di questi strumenti, ma anche con Emirati Arabi molto interessati ai prodotti Italiani. Gli americani in particolare rimangono a bocca aperta quando vedono arrivare queste strutture curate nei minimi particolari.

Sei pignola?

Non lascio nulla al caso. Sono una persona che cerca la perfezione. Il cavallo sembra vero, morbido, rivestito a mano. Ogni pezzo è diverso dall’altro. La base è sempre in vetroresina, ma viene poi modellata in  gomma piuma rifinita in pelle, che puo’ essere lavorato solamente a mano, sono ciò che conferisce a ciascun pezzo la sua unicità.

Ti sei ispirata a un cavallo in particolare?

Sì, a una femmina che mio padre aveva nel suo ranch.

Hai parlato di femmina. C’è anche una parte romantica in questo progetto?

Sì, è il mio cuore che detta l’espressione degli occhi del cavallo. La luce nello sguardo, il dettaglio della mandibola, della spalla, ecc. La parte più sensibile e artistica è quella che rende le mie opere uniche. Quando i miei tori meccanici arrivano ai clienti americani, restano sempre estasiati da quanto sembrano reali. Diciamo la verità: noi donne siamo dotate di una sensibilità superiore nel tirare fuori l’anima di un essere vivente.

Qual è il tuo sogno?

Oltre a creare nuove macchine e progetti, distribuiti in tutto il mondo, vorrei dare un buon esempio alle future generazioni. Le spingerei a credere in se stesse e a non limitarsi mai. Io lavoro dalle 12 alle 16 ore al giorno, ma ho sempre un obiettivo in testa.

E le donne, potrebbero essere un valore aggiunto in questo mestiere?

Le donne hanno molta sensibilità verso il dettaglio, che è l’elemento che fa la differenza. Vorrei dar loro la carica emotiva e lo spirito imprenditoriale. Vorrei fare una cavalla femmina in onore a tutte le donne: una grigia chiara, con l’occhio dolce, luminoso e puro. Scelgo le “simulatrici” in onore della forza interiore che solo le donne sanno avere. E, cosa non da poco, anche davanti a un congegno meccanico, si riesce sempre a mantenere la propria femminilità.

In definitiva, abbiamo capito una cosa:

lei preferisce camminare da sola nel buio che seguire l’ombra di qualcun altro. Complimenti, Erika.

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