Si è svolto questa mattina presso la prestigiosa Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani al Senato il convegno dal titolo “Varenne, il campione e l’eredità per il futuro dell’ippica italiana”. Un appuntamento, promosso su iniziativa del Seanatore Antonio Trevisi in collaborazione con la Direzione Generale per l’Ippica del MASAF, che ha visto la partecipazione di moltissimi protagonisti della filiera, autorità istituzionali e rappresentanti dell’informazione che preso le mosse dalla memoria del “Capitano” Varenne per allargare lo sguardo alle prospettive di un settore chiamato ad affrontare una fase complessa e a individuare nuove strategie di rilancio.
Dopo i saluti istituzionali, la prima parte dell’incontro è stata dedicata a Varenne, considerato uno dei più grandi trottatori di tutti i tempi, capace di superare i confini dell’ippica per diventare un fenomeno sportivo e di costume e un autentico ambasciatore dell’Italia nel mondo. A ripercorrerne la storia sono state alcune delle figure che ne hanno accompagnato il percorso: l’allevatore Antonio Viani, Barbara e Daniele Giordano, legati alla storica scuderia di Enzo Giordano che lo acquistò nel 1998, la storica lad Daniela Zili e soprattutto Giampaolo Minnucci, il driver che ha condiviso con Varenne gran parte di una carriera chiusa con 62 vittorie in 73 corse. Una storia costruita attraverso successi entrati nella memoria collettiva: la doppietta nel Prix d’Amérique a Vincennes, le tre vittorie consecutive nel Gran Premio Lotteria di Agnano e i trionfi nell’Elitloppet di Stoccolma. Imprese che portarono il trotto italiano sui principali palcoscenici internazionali e trasformarono Varenne in un campione conosciuto anche al di fuori del pubblico tradizionale delle corse.
La sua eredità non si è esaurita con il ritiro dalle piste. La successiva carriera stalloniera ha prodotto oltre 2.000 figli, tra i quali cinque vincitori del Derby del trotto, lasciando una traccia profonda anche nell’allevamento e nella selezione del trottatore italiano. La seconda parte del convegno ha spostato il confronto sul presente e sul futuro del settore. Al centro le difficoltà dell’ippica italiana, tra impianti da modernizzare, contrazione della raccolta delle scommesse e necessità di ricostruire un rapporto con nuove generazioni di pubblico, anche attraverso il confronto con realtà internazionali nelle quali le corse continuano ad attrarre pubblico e investimenti.
Uno dei temi centrali è stato quello della governance. La partecipazione del Sottosegretario al MASAF Patrizio La Pietra: «In questi anni abbiamo avviato un percorso di riforma che ha già prodotto interventi concreti: dalla revisione dei criteri di classificazione e di sostegno agli ippodromi alla destinazione di risorse per gli investimenti strutturali, con l’obiettivo di premiare qualità, capacità gestionale e sviluppo degli impianti. Abbiamo iniziato a cambiare il sistema, ma sappiamo bene che molto resta ancora da fare: sul piano della semplificazione, della modernizzazione, della promozione e della capacità di rendere l’ippica nuovamente attrattiva per un pubblico più ampio».
«Delle tantissime immagini dei trionfi di Varenne, ce n’è una che porto in modo particolare nel cuore: quella di questo magnifico campione che, dopo una vittoria, si inchina davanti al pubblico festante mentre sventolano le bandiere italiane. È un’immagine che racconta ciò che Varenne è riuscito a rappresentare ben oltre i confini dell’ippica. Il suo ricordo e la capacità che il suo mito ha avuto di avvicinare tantissime persone alle corse devono spronarci verso un obiettivo preciso: rendere questo meraviglioso sport sempre più attrattivo e capace di tornare a coinvolgere nuove generazioni di appassionati».
«Dopo il toccante ricordo di Giampaolo Minnucci, storico driver di Varenne, intervenendo a Palazzo Giustiniani alla tavola rotonda istituzionale “Il futuro del settore ippico”, ho voluto ribadire quanto sia imprescindibile ampliare l’offerta dei nostri ippodromi. Gli impianti devono diventare sempre più luoghi di aggregazione aperti alle famiglie, nei quali alle corse possano affiancarsi eventi, enogastronomia, turismo, natura e intrattenimento. Un’offerta completa e diversificata, capace di valorizzare lo spettacolo sportivo e, allo stesso tempo, di riportare negli ippodromi un pubblico sempre più ampio. È questa una delle sfide che abbiamo davanti: molto è stato fatto, ma il percorso di rilancio dell’ippica italiana deve proseguire con determinazione, visione e concretezza».
Ampio spazio è stato dedicato anche alla modernizzazione e alla gestione degli ippodromi. I rappresentanti di realtà come Capannelle, Agnano, Bologna, Cesena, Foggia, Padova e Casarano, insieme a grandi operatori del comparto come Marc Chantre Bompiani per gli Ippodromi SNAI, si sono confrontati sull’evoluzione degli impianti verso modelli più moderni e polifunzionali, capaci di affiancare alle corse servizi, ristorazione, intrattenimento e iniziative rivolte alle famiglie.
Altro passaggio strategico è stato quello della tecnologia e della comunicazione digitale. Con Michele Rosi, COO di Media System Technologies, il confronto ha riguardato l’evoluzione delle piattaforme di fruizione, la digitalizzazione delle scommesse, la qualità delle produzioni televisive e lo sviluppo dello streaming, strumenti considerati centrali per rendere lo spettacolo delle corse più accessibile attraverso web e social.
Nel dibattito hanno trovato spazio infine innovazione tecnologica e genetica, dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale per il monitoraggio delle performance e del benessere animale alle nuove frontiere dell’allevamento. Temi che si intrecciano con il lavoro di Roberto Toniatti, presidente degli allevatori del trotto, e con la necessità di rafforzare qualità e competitività della produzione nazionale.
Le conclusioni affidate al Direttore Generale per l’Ippica Remo Chiodi hanno portato al centro del dibattito il percorso di riforma del settore, la semplificazione amministrativa e la necessità di garantire maggiore certezza e regolarità nei processi che interessano operatori, allevatori e professionisti.
«Il ricordo di Varenne è stato profondamente commovente. La sua scomparsa ha generato un’onda di emozione e di attenzione mediatica che ha attraversato il mondo, ricordandoci ancora una volta quale forza possa avere l’ippica quando riesce a esprimere campioni, storie e valori capaci di parlare ben oltre i confini del nostro settore. Dopo venticinque anni di progressivo declino, oggi siamo impegnati in un lavoro di ricostruzione del comparto, che significa innanzitutto restituire fiducia e credibilità. L’ippica italiana ha una grande storia alle spalle e può tornare protagonista, ma questo richiede un percorso serio, strutturale e condiviso».
«Parliamo di una filiera strategica del Paese e, proprio per questo, di una filiera che deve essere tutelata. Esiste certamente anche una questione di credibilità e di reputazione sulla quale abbiamo il dovere di interrogarci. Non dobbiamo sottrarci alle tematiche più complesse: dobbiamo affrontarle con realismo e pragmatismo, comprendere le ragioni di ciò che è accaduto e creare le condizioni perché il settore possa andare avanti su basi più solide. È in questo quadro che si inserisce il lavoro della Commissione, maturato negli ultimi anni sotto l’indirizzo politico del Ministero, con l’obiettivo di costruire il futuro attraverso una visione condivisa e una cultura sempre più forte della legalità, dell’etica sportiva e dell’integrità».
«La direzione è quella di rendere questa azione ancora più incisiva. Non parliamo soltanto di prevenzione del doping, ma anche di interventi regolamentari che rafforzino i principi di correttezza, trasparenza e tutela dello sport. Legalità, prevenzione e capacità di intervenire con fermezza quando necessario sono presupposti strettamente collegati tra loro. Dobbiamo creare un contesto sano e credibile nel quale possano nascere nuovi progetti, attrarre risorse, sviluppare nuove attività e ricostruire quel rapporto di fiducia con il pubblico che per troppo tempo è venuto meno. È da qui che passa la possibilità concreta di riportare l’ippica italiana al ruolo che merita».
Il filo conduttore della mattinata è stato così il passaggio dalla memoria alla prospettiva: Varenne come simbolo di ciò che l’ippica italiana è riuscita a rappresentare nel mondo e, allo stesso tempo, come punto di partenza per interrogarsi su ciò che il settore può tornare a essere.


