Un uomo, un driver che ha scritto pagine importanti dell’ippica Italiana è Giuseppe Pietro Maisto nato vicino all’Ippodromo di Aversa dove per anni vinceva anche 4/5 corse a riunione. Sono tanti i soprannomi che gli sono stati affibbiati, U’ barbiere, U’ spadaccino anche se la generazione più giovane lo ha sentito chiamare, dal compianto Salvio Cervone, cronista storico di Agnano, Blue jeans, perché è un capo che non passa mai di moda. Così è nata l’idea di ” Zio Salvio”. Uno dei suoi maggiori sostenitori, l’ex driver Rosario Diana, ci ha raccontato che una volta riuscì a trovare in corsa un varco all’interno, salendo addirittura sul guard rail che fece alzare il sulky. Manovra incredibile, mai vista fare da nessuno. E ha aggiunto: come comanda lui non comanda nessuno.
Ma sentiamo la storia di Peppe dalla sua viva voce. Anche se la sua loquacità è sempre molto contenuta, uomo di poche parole, ma al momento opportuno ti sfodera una battuta che ti spiazza. Come le sue pennellate improvvise.
Chiamiamo e sentiamo una musica di sottofondo a tutto volume perché in casa Maisto le canzoni devono sempre fare da colonna sonora alle giornate in famiglia. Soprattutto per “Donna Annamaria”. La Regina del focolare e della sua vita.
Sono sposati dal ’75 e vivono in simbiosi.
Peppe, quali sono le origini ippiche della famiglia Maisto?
Tutto parte da mio nonno, tra l’altro io porto il suo nome, che faceva il fornitore di paglia e fieno all’esercito. Si sta parlando degli anni ’44 – ’45. Stare in mezzo ai cavalli lo aveva portato ad appassionarsi e a correre nelle piste private vicino a Napoli. Era bravo e vinceva spesso. Questa passione catturò anche mio padre ma lui non ha mai voluto correre. Invece amava comprare i cavalli nelle corse a reclamare. Quelli che vincevano venivano portati in un recinto e si accendeva un’asta. Mi ricordo che comprò Roseto con le cambiali. Da lì è iniziato tutto.
E tu cosa facevi quando eri piccolo?
Ho sentito fin da subito un richiamo, una propensione verso questi animali. In verità non volevano che andassi con loro all’ippodromo la domenica mattina, ma io mi nascondevo nel bagagliaio della macchina. Gli spuntavo all’improvviso e non potevano fare altro che portarmi in giro per le scuderie.
Parliamo della tua famiglia di origine. Quanto è stato importante per te, per la tua carriera, il rapporto con i tuoi fratelli?
Mi hanno dato un grande aiuto. Eravamo in cinque. Quattro maschi e una femmina. L’unione fa la forza. Mio padre prima di loro. Purtroppo è morto a soli 63 anni. Non ha fatto in tempo a vedere tutti i risultati dei suoi sacrifici e questo mi dispiace tanto. Economicamente stavamo benino ma non potevamo scialare troppo. Per fortuna c’erano le cambiali e le usavamo spesso per acquistare i cavalli. Vincenzo, Franco e Giacomo sono stati quelli che mi hanno supportato di più.
Tu hai corso con i più grandi di allora? Chi stimavi di più?
Da bambino ero tifoso di Sergio Brighenti e Vivaldo Baldi. Poi quando ho iniziato a correre nel ’71 ho corso con tutti i migliori, ma su tutti ho avuto modo di stimare molto Edy Gubellini, con il quale ho avuto un ottimo rapporto anche fuori dalla pista. Quando andavo a Milano mi veniva a prendere ed io facevo lo stesso con lui a Napoli. La mia amicizia poi è continuata anche con il figlio Pippo.
Parliamo delle corse. Te la ricordi la prima vittoria?
Era il 1971. Dopo un paio di mesi dal mio esordio, ho vinto con Gianfresco, il cavallo di Giancarlo Caiano.
Tu e tuo fratello Vincenzo avete vinto lo stesso anno il frustino d’oro?
Sì nel 1994. Abbiamo vinto le rispettive classifiche, io nei professionisti e lui nei gentlemen. Una cosa unica. Quell’anno mi sono imposto su Pasquale Esposito jr. I duelli e le battaglie con Pasqualino hanno fatto la storia dell’ippica campana. In tutto ho vinto 5 volte lo scudetto.
Una vittoria scolpita nel cuore ed una sconfitta cocente?
L’emozione più bella è legata alle due vittorie conquistate in un giorno nel Derby open e femmine a Tordivalle. L’Ippodromo romano per me era il più bello d’Europa. Una corsa tragica invece nel Criterium di Bologna. Avevo tagliato il traguardo per primo, ma l’andatura del mio cavallo non fu riconosciuta idonea o troppo pulita dalla giuria. Fui tolto dall’ordine di arrivo ed il primo posto venne aggiudicato a Pino Rossi, il guidatore di grido di quell’epoca. Che rabbia. Ma io siccome sono un testardo dopo 15 giorni, sempre in un Criterium a Napoli, l’ho battuto e mi sono ripreso la rivincita.
Qual è il cavallo che hai forgiato e che è diventato un buon cavallo?
Certillo, acquistato sempre con le cambiali, nel ’72 pagato 800.000 lire e poi Fiorino Bel, cavallo simpatico perché faceva tutto lui e poi tanti altri.
Come si fa a vedere se un cavallo diventerà buono?
Sensazione. E poi lo dimostrano dai primi attacchi e lo capisci con il mestiere. Devi risparmiarli e forgiarli con pazienza.
Per voi campani vivere accanto al mare è stato un valore aggiunto?
Il primo a portarli al mare è stato Luongo, poi io e poi Esposito. Le scuderie più importanti del nord, come quella di Biasuzzi, mi mandavano tanti cavalli e questo mi ha reso molto orgoglioso e soddisfatto del mio lavoro.
Hai vinto due derby, ma non hai mai vinto Il Lotteria. Quanto rammarico hai e cosa avresti dato per mettere un sigillo?
Mi dispiace parecchio ma ho avuto la soddisfazione di guidare in più circostante cavalli strepitosi come Vivid Wise As con il quale sono arrivato terzo e Vernissage Grif. Posso dire che ho piazzato più volte cavalli che pagavano anche 100. Guidare i cavalli outsider e fare bene, fa curriculum. I fenomeni fanno fare bella figura a tutti.
Sei scaramantico?
Direi di no. Sono molto fatalista. Mia madre mi diceva sempre. E’ tutto scritto. C’è già scritta la data di nascita e di morte.
Chi vuoi ringraziare per la tua folgorante e longeva carriera?
Mio padre, la famiglia che mi sono costruito, i miei fratelli ed i proprietari. Una dedica speciale alle mie figlie Carla, Imma, Antonella, Serena, che non perdono occasione di venire a tifare per me e a mio figlio Enrico che è sempre al mio fianco con passione e competenza. Ma su tutti la mia signora che mi sopporta e mi supporta, pensa che sono cinquant’anni che mi prepara la borsa per andare a correre e ho trovato sempre tutto dentro. Anche qualche bigliettino d’amore, nei calzini, rivolgendosi a lei che lo ascolta. Anche caramelle e un santino che non guasta mai.
Sento che ride. La battutina non manca mai.
Sono viziato, lo so ed io la ripago preparando il pane con la Nutella orario merenda. Il barattolo di Nutella non deve mai mancare a casa nostra. Amo i dolci e la dolcezza che i miei sette nipoti, mi riservano sempre dopo una giornata di corse!
Prima dei saluti riparte la musica a tutto volume e Annamaria balla!