Il sogno di un allevatore è quello di creare una linea di cavalli sani, forti e di alta qualità, capaci di eccellere nelle competizioni o per essere apprezzati per le loro caratteristiche fisiche e del temperamento. Oltre agli aspetti professionali, c’è una dimensione emotiva legata all’amore per questi animali. Il sogno può includere anche il desiderio di trasmettere questa passione alle generazioni future. La storia che raccontiamo ne è la dimostrazione.
Chi l’ha detto che nell’ippica non c’è più un ricambio generazionale? Sofia Ricci, 24 anni, fiorentina da parte di padre e tedesca da parte di madre, è l’eccezione che conferma la regola. Proprietaria, insieme alla famiglia, dell’allevamento di cavalli al trotto in attività più antico d’Italia che si trova in Veneto a Boara Pisani, espressione della generazione z che ama fare sacrifici dedicandosi ad una passione che si perde nei tempi, grazie alla famiglia Aggio, ramo di parentela del papà Daniele che eredita il centro di allevamento dallo zio che non aveva avuto figli.
Sofia, sei una cittadina del mondo. Sei nata in Kenya, il tuo papà chiude la gioielleria sul Ponte Vecchio a Firenze e si trasferisce in Africa. Ma il fascino dei cavalli alla fine ti ha riportato in Italia.
Si, è una passione che ho nella mia genealogia. Vedere i puledri nel paddock mi porta a sognare che uno di loro può diventare un giorno un campione. Questo credo che sia l’avventura che stimola ogni allevatore. Studiare le linee di sangue una mia fissazione.
Come si fanno gli incroci: con l’intuito o con gli studi?
Mio zio Gianfranco aveva un intuito molto sviluppato, mentre a me piace studiare le percentuali, le statistiche e ovviamente le genealogie. Negli incroci cerchi di migliorare le caratteristiche di un genitore e limitare i difetti dell’altro.
E la monta come avviene?
Nel trotto, soprattutto per il miglioramento genetico e la selezione controllata, l’accoppiamento artificiale è molto diffuso. Il seme, in questo caso viene prelevato e conservato. Lo spediamo in un laboratorio dell’Università di Parma. Al galoppo è legalizzata invece solo quella naturale.
Sei mai stata alle aste?
Si, a settembre 2024 per la prima volta mi sono presentata alle Aste ITS con due puledri che sono stati venduti: Iuppiter e Intrigo Lunare. Sono molto soddisfatta. L’Italia possiede una qualità dell’allevamento di ottima fattura. Io sono fiduciosa nel rilancio. La Direzione Generale del Ministero si sta impegnando molto.
Qual è l’ incrocio che hai realizzato tu di cui vai molto fiera?
Intanto, voglio dirti che come politica vogliamo puntare più sulla qualità che sui numeri. Vogliamo che i nostri cavalli siano seguiti ed accuditi al meglio. Nutrizione, veterinario eccetera. Abbiamo attualmente sette fattrici. La campionessa Clarissa è colei che ha dato una svolta al nostro allevamento.
La cavalla che è stata proclamata cavalla dell’anno in Italia e prossimamente in Svezia?
Sì, è il mio orgoglio. Clarissa, nasce da Nikelia, la fattrice é l’ ultima figlia di Eclisse Lunare, campionessa straordinaria degli anni Ottanta e Novanta e ultima figlia di Lemon Dra prima che venisse rapito. La incrociamo con un seme fresco di Exploit caf. Nasce in anticipo in una notte molto fredda. Una volta domata debutta da Walter Zanetti e poi va da Alessandro Gocciadoro. Ha vinto tanto, sia da noi che in Francia e in Svezia. Il duplice riconoscimento è la prima volta che viene assegnato ad un indigeno. Il 21 febbraio presenzierò a Stoccolma per ricevere il premio.
Hai un cavallo del cuore?
Si chiama Oreste. Ha partecipato a corse di gruppo, ma sta riscuotendo successo anche come stallone. Padre di Calenita, la cavalla morta per coliche, una campionessa che aveva realizzato il record del mondo in pista piccola.
Che emozioni ti suscitano i cavalli?
Gioia, delusioni e tanta fatica. Ma se va bene non esiste nient’altro di simile. La vittoria è duplice perché hai fatto incroci magici nel vero senso della parola. Il processo è lungo ma durante il percorso c’è spazio per i sogni.
Come consideri la concorrenza?
Uno stimolo per fare sempre meglio.
Sognare non costa nulla. Che cosa vorresti conquistare?
Abbiamo vinto tanto, ma il Derby e il Lotteria sarebbero una mia grande aspirazione.
Per fare questo lavoro bisogna avere anche validi collaboratori? I cavalli devono essere sempre custoditi.
Un ringraziamento speciale va ad Antonio Barbaro, il Direttore sia del centro di allevamento che di allenamento. E’ il nostro trainer e collaboratore di fiducia da oltre dieci anni. Una sicurezza per me data la sua grandissima dedizione e professionalità che ci hanno permesso di crescere insieme in questo bellissimo percorso
C’è un aspetto romantico in tutto questo?
La notte mi sveglio all’improvviso con un’immagine in testa di un cavallo che ho visto correre. E subito mi viene in mente un possibile incrocio con una mia fattrice. Creare un esemplare raro e straordinario è un’ ambizione primaria, ma anche il culmine di anni di dedizione, selezione e cura. Avere il cavallo che incarna perfettamente le qualità che un allevatore può cercare anche in una vita intera, la speranza.
E la tradizione continua…