LE STORIE QUELLE BELLE: VARENNE, L’ELETTO

22 Dicembre 2024

Nell’anno in cui Vivid Wise as ha dato l’addio alle corse a Firenze, dopo una carriera meravigliosa e una fama arrivata oltreoceano, la voce degli estimatori del Capitano si fa risentire per rivendicare i meriti del più grande trottatore di tutti tempi che nel maggio 2025 festeggerà la cifra tonda dei trent’anni. Un traguardo memorabile per un cavallo. Oggi vogliamo ricordare un episodio che ha consacrato sicuramente il cavallo come leggenda, non solo nell’ippica, ma nella cultura popolare italiana. Oggi Varenne è ricordato non solo per i suoi record e le sue vittorie, ma anche per il modo in cui è riuscito a conquistare il cuore di un’intera nazione.

Ma facciamo un salto indietro di 22 anni grazie alla testimonianza di un grande tifoso del figlio del vento, Paolo Cianferoni, fiorentino, di professione audioprotesista, trottofilo fino all’osso che ha passato una vita a celebrare e a onorare il grande Varenne. La sua è stata una vera e propria missione nel seguire un animale che a suo dire possedeva il genio di Leonardo Da Vinci. E ha voluto in tutti i modi glorificarlo.

Cianferoni ci parli del ricordo che ha lasciato un segno indelebile nella sua vita.

Era il 28 settembre 2002, ore 17. All’Ippodromo di Montreal sono appena usciti dalla pista i cavalli che hanno partecipato all’International Trot. Sono in tribuna con la bandiera italiana e con l’ultimo groppo in gola per la carriera sportiva di una “leggenda del trotto” che stava per concludersi. Il Capitano è arrivato secondo ma è stato squalificato per aver saltato due paletti nell’ultima curva. Si avvicina Richard William Denechere, il driver di Fan Idole, che ha vinto la corsa. Da uomo di ippica navigato capisce il mio sconforto. “Dommage”, mi dice sottovoce. Ed io gli rispondo “merci e complimenti alla Ballerina per la vittoria”. Non riesco a credere che dopo 1639 giorni di carriera e 73 corse non lo rivedrò mai più in pista da atleta. Non mi resta che custodire dentro di me le emozioni che mi ha regalato per 5 anni, pensai.

E sento che la sua voce comincia a tremare e si spezza per qualche secondo. Mi fermo per rispetto e ricomincio pochi istanti dopo a fare le domande.

C’è qualcuno che vuole ringraziare per aver scelto un cavallo che nei primi anni di vita non era stato molto fortunato, ma che successivamente è diventato il più forte di tutti? 

Giampaolo Minnucci che consigliò a Enzo Giordano di acquistare Varenne lasciando il più quotato Voyant a Luciano Moggi.

E quando è scattata la sua scintilla per Varenne?

Vorrei innanzitutto dire che mi sono innamorato di Varenne quando lo vidi correre nel Derby. Prima di allora seguivo, come la stragrande maggioranza degli italiani, Viking Kronos che nel circuito dei due anni vinceva tutte le corse da cavallo fenomenale. E mentre lui vinceva Varenne era a Melun ingessato ad una zampa motivo per il quale ha rischiato di essere abbattuto. Una volta recuperato, il suo destino ha cambiato direzione fino a farlo diventare il cavallo che tutti noi conosciamo.

E lei si è battuto per fargli avere un riconoscimento straordinario dal Presidente della Repubblica. Ma come le venne questa idea?

Intanto bisogna sottolineare che nessun animale ha avuto un premio dalla massima carica dello stato. Non lo prevede il nostro ordinamento. Ma siccome le emozioni che mi ha regalato lui non me le ha mai date nessuno provai a intraprendere la strada simbolica del Quirinale. E’ stato l’atleta italiano più vincente di tutti gli sport praticati da uomini e animali. Ha vinto 62 gare, 29 Gr.1, su 73 corse disputate. Costituì insieme ad un gruppo di tifosi il Comitato degli “Amici del Capitano” e chiesi il permesso a Giordano e a tutti coloro che gravitavano intorno a Varenne di proseguire questa folle avventura. Ebbi il sì da parte di tutti.

Immagino che non sia stata una passeggiata, il progetto era molto ambizioso?

Tentai inizialmente con Giulio Andreotti che trovai a Capannelle, ma quella strada portò a un nulla di fatto. Il passaggio successivo fu Carlo Azeglio Ciampi. Feci preparare da un artigiano fiorentino un album in pelle e provai a consegnarlo presso la sua abitazione a Roma. I militari che presidiavano all’ingresso dell’abitazione mi fermarono, ma ebbero il buon cuore di consegnare il plico. Almeno così mi dissero.

E cosa successe?

Fino a quel momento ancora nulla. E allora pensai di passare a Giorgio Napolitano che si era insediato da poco al Quirinale. Erano molto amici lui e Ciampi perché erano stati entrambi partigiani e allora feci preparare un altro album in cuoio fiorentino con tutta la documentazione inerente la carriera di Varenne. Probabilmente si confrontarono e una mattina, mentre facevo colazione a casa squillò il telefono.

Cianferoni non mi tenga sulle spine. Chi era al telefono?

Mia moglie va a rispondere e mi dice: “E’ per te, mi sembra di aver capito che chiamino dal Quirinale”. Mi si rimescola il sangue ancora dall’emozione. Mi avvicino alla cornetta e una voce dall’altro capo mi dice:”E’ il Sign. Cianferoni?- Si, risposi con la voce tremolante-. “La chiamo a nome del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha concesso una Targa d’argento alla carriera al più grande trottatore di tutti tempi “. L’ abbiamo spedita oggi stesso presso il suo domicilio”. Ringraziai incredulo e per un attimo mi mancò il respiro. Che cosa stava accadendo? Quando le cose si fanno con il cuore difficilmente falliscono.

E Paolo Cianferoni oltre al cuore si è superato dando anche la sua anima.

L’episodio del Quirinale rimane un simbolo di quanto uno sportivo – umano o animale – possa diventare ambasciatore di un paese, incarnandone i valori e l’orgoglio. E chi sarà il prossimo?

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