Presidente ANAC, proprietaria della Razza del Sole, Isabella Bezzera è una proprietaria e allevatrice di
purosangue dal 1985, grande appassionata di cavalli che vive per loro e con loro nel cuore. La parola
d’ordine della signora dell’ippica italiana è “passione”. Tutto deve girare intorno alla passione, al sogno e
alla voglia di creare il cavallo campione.
Isabella, qual è il momento di maggiore soddisfazione per un allevatore?
I momenti per me sono due. Quello romantico quando il puledro, una volta nato, cerca subito la mamma
con il suo primo nitrito e l’altro, più pragmatico, quando vince la prima corsa. Ma tutto il percorso di vita
di un cavallo per me è emozionante.
Lei è la donna più rispettata nel mondo del galoppo in Italia. A cosa deve questa ammirazione da
parte di un mondo maschilista come quello dell’ippica?
Le dirò che per me è stato un vantaggio essere una donna, ma non nel senso che si può pensare ma perché
fin da subito mi sono posta con decisione, garbo e gentilezza. Un atteggiamento che non ha creato muri o
fraintendimenti con i colleghi. Il rispetto è fondamentale per condividere gli stessi obiettivi.
E si è data così un’ Aria Importante?
Lo so che si riferisce alla mia cavalla “adorata”, sempre vittoriosa a 2 anni, tranne che al Criterium, dove
è arrivata seconda. A 3-4 anni ha vinto il Vittadini contro i maschi italiani ed esteri. Adesso fa la mamma.
Il capostipite e il cavallo più forte che ho prodotto fino ad ora è stato Regional, vincitore di un Gr.1 in
Inghilterra, figlio di una mia fattrice, Favulusa. Sono soddisfatta di quello che sono riuscita a creare, ma si
può sempre migliorare. Era il mio sogno fin da quando ero una bambina. Non riuscirei mai a pensare ad
una mia vita senza guardare quegli occhi che hanno un’anima magnetica.
Quante creature ha?
Abbiamo in allevamento 15 fattrici e 12 puledri.
Lei è una donna volitiva, un’entusiasta per natura. Tutto questo la rende ancora più radiosa e
appassionata, ma come vede il futuro dell’Ippica?
Secondo me, con i componenti del Ministero in carica, ci possono essere i presupposti per vedere la luce in fondo al tunnel. Il rilancio potrebbe passare abbassando il periodo di attesa dei pagamenti e migliorando la qualità delle
fattrici. Se i soldi arrivassero in maniera costante l’economia dell’ippica potrebbe ripartire. Ovviamente
bisogna coordinare i gran premi con i programmi esteri per avere un maggior numero di partecipanti.
Per il rilancio ci vuole tanta energia, è d’accordo?
Si. Da tutti i punti di vista. Ecco, l’ingegner Chiodi è l’impersonificazione della resilienza. Ho fiducia nel suo
operato e nella sua caparbia ambizione di fare del bene all’ippica. Grazie al grande impegno del
Sottosegretario Patrizio La Pietra e all’ ANAC abbiamo avuto l’atteso risultato di abbassare l’iva al 5 per cento per i puledri e il prelievo del 2% dalle scommesse virtuali. Inoltre sono riusciti a recuperare diversi milioni di euro rispetto ai quaranta di debiti pregressi . Il prossimo obiettivo del senatore La Pietra è quello di arrivare ai pagamenti ogni mese.
E’ cambiato qualcosa quando va all’estero?
In effetti, quando vado alle aste, i colleghi stranieri sembrano più interessati al nostro comparto perché
adesso possono confrontarsi con figure precise di riferimento, che si palesano realmente. Abbiamo, rispetto
al passato, più credibilità a livello internazionale. Tutto questo grazie al Direttore Generale che è sempre
presente quando è necessaria la partecipazione dell’Italia. Non so come faccia. Dovrebbero clonarlo o
forse possiede il dono dell’ubiquità.
Qual è il passaggio successivo per fare la voce grossa in Europa?
Bisogna creare le condizioni per cui le cavalle buone rimangano in Italia. I clienti stranieri devono tornare
a comprare da noi. E poi ci affideremo alla “provvidenza”. Ogni riferimento è puramente voluto.
Per fare un cavallo buono cosa serve?
Ci vuole tecnica, possibilità economiche e una buona dose di fattore “c”.
Che cosa vorrebbe per coronare il suo sogno?
Mi piacerebbe vincere il Derby con un mio purosangue, dopo tre secondi posti, e poi, visto che sognare non
costa nulla, andare a fare l’ Arc de Triomphe. Vorrei entrare nell’Albo d’Oro con i nostri colori italiani. Mi
farebbe piacere che l’allevamento italiano tornasse a livelli Internazionali e che tutti “remassero” nella
stessa direzione, senza gelosie e prevaricazioni, per fare del bene alla nostra ippica. E soprattutto non
vorrei mai perdere la passione per i cavalli e per la vita.