«Bisogna guardare al sistema nella sua interezza, non esiste, a mio avviso, un solo dispositivo che puoi azionare per risollevarci. Serve una riforma strutturale del settore, ispirata al modello francese. Ridurre il prelievo fiscale sulle scommesse ed una conseguente riforma tecnica delle scommesse stesse, migliorare e ristrutturare gli ippodromi e i centri di allenamento, predisporre un incentivo all’allevamento per migliorare la qualità dei cavalli (per produrre cavalli buoni, ci vogliono fattrici qualificate e stalloni importanti), organizzare in modo accentrato la programmazione delle corse, ristrutturare tutta la comunicazione ed i programmi tv legati al settore (magari sfruttando le reti pubbliche) sono solo alcuni dei punti sui quali la riforma di settore dovrebbe ispirarsi».
Presidente ANAG da sei anni e da tre anni alla guida di ANG, Ottavio Di Paolo è una figura assolutamente dedita al mondo del galoppo per passione. Classe 1984, laureato in Economia, si è speso totalmente alla causa dei purosangue di cui è, insieme alla famiglia, allevatore, allenatore e proprietario.
La passione per i cavalli era inevitabile. Merito di suo padre e suo zio?
Sì, grazie a loro. Nel 1988 hanno acquistato Tisserand dalla prestigiosa scuderia Dormello Olgiata, cavallo vincitore del Derby e del Premio Milano. E da lì è partito tutto. Abbiamo un centro di allenamento privato a Gennazzano in provincia di Roma dove svolgiamo una parte delle nostre attività.
La sua è una figura riconosciuta come affidabile e preparata in un mondo non semplice. Una missione la sua?
Sono al secondo mandato come presidente degli allenatori, figura professionale che ho svolto per diversi anni. Quando sono stato eletto, con orgoglio, posso affermare che nelle casse dell’Associazione ho trovato circa 6.000 euro, mentre ora, da ultimo estratto conto, siamo oltre i 76.000. Mi sto impegnando per dare solidità. Mi rattrista vedere che la qualità dei cavalli in Italia si sta abbassando sempre di più. Vedere che la nostra storia, cultura e tradizione stanno perdendo di credibilità mi fa veramente tanto dispiacere.
E pensare che l’Italia dell’ippica ha figure talentuose e un’ottima qualità di base degli impianti.
Abbiamo dei bravissimi allenatori, una tradizione di fantini di livello internazionale ed ippodromi come Roma Capannelle o Milano tra i più belli in Europa. E poi non dimentichiamoci del clima. Bisognerebbe solo che il nostro Governo capisse quanto il nostro settore potrebbe produrre proprio come punto percentuale del prodotto interno lordo del paese. È incredibile come non si faccia qualcosa di veloce per ridare al settore il posto che merita in Europa.
In che senso?
Basterebbe replicare il sistema di France Galop. Qualche anno fa erano addirittura messi peggio di noi, ma con una riforma strutturale si sono rialzati definitivamente primeggiando in Europa e nel mondo.
Quali sono i passi per migliorare la qualità dei cavalli?
Bisogna incentivare l’allevamento. Concedere agevolazioni a coloro che vogliono investire. Far arrivare fattrici e stalloni di qualità per avere prodotti spendibili anche per clienti esteri. Il Ministero, che si sta impegnando in una maniera davvero concreta mai vista prima con presupposti alti e qualificati, non può far fronte a tutto perché purtroppo ha ereditato una situazione che dire disastrata è dire poco. Non è semplice abbattere tutto e ripartire con una riforma strutturale a 360 gradi. Siamo in Italia.
E qual è il suo sogno?
Vorrei che ritornassimo ad essere competitivi a livello europeo al pari di Inghilterra e Francia, anzi migliori di loro. Nel nostro dna abbiamo la genealogia per essere del fuoriclasse. Ribot docet.