In molti lo conoscono come Raffaele Giordano della fortunata e longeva serie tv di Rai Tre “Un posto al sole”, anche se il nostro personaggio ama definirlo un real dramma. Ma Patrizio Rispo, oltre ad essere un attore, è molto di più. E’ un uomo appassionato di cavalli, come molti partenopei, e l’amore per questi animali gli è stato trasmesso dal padre che era allevatore e proprietario.
Patrizio, che cosa ti suscitano i cavalli?
Provo un’attrazione innata per loro. Fin da giovane andavo a sella e ho sempre amato fare delle lunghe passeggiate vicino al mare. Un giorno sulla spiaggia di Licola incontrai degli amici del trotto che mi invitarono ad andare a trovarli in scuderia e da quel momento ho consolidato la passione prendendo la patente da gentleman. Qualche corsa in questa categoria e poi dal sole alle stelle per il circuito dedicato ai vip a scopo benefico.
Com’è andata l’esperienza nel Circuito delle stelle, gare al trotto itineranti, dedicate ai personaggi dello spettacolo, giornalismo ecc…?
Sono un competitivo per natura. Lo ero anche quando correvo in macchina. Era il 2007 e dopo 2 mesi dal debutto, al terzo tentativo, ho vinto la tappa all’Ippodromo Sesana di Montecatini. La cavalla che mi ha portato al successo si chiamava Reims Dei Greppi. In pochi minuti, già dallo stacco della macchina, l’adrenalina esplode procurandoti un’emozione incredibile, ed in apnea arrivi a tagliare il traguardo. L’organizzazione mi ha invitato ad andare a correre prossimamente a Palermo, ma purtroppo sono impegnato sul set. Registriamo dal lunedì al venerdì.
Il cavallo è terapeutico?
Per me lo è moltissimo. Quando sono di cattivo umore vado in scuderia. Mi metto a pulirlo, accudirlo, a fare lunghe passeggiate e rinasco. Mi ritempra ed elimina lo stress.
Cosa ha bisogno l’ippica per ritrovare un “Posto al Sole”?
E’ complicato. Bisogna sdoganarla abbinandola ad eventi che hanno più visibilità nel nostro paese. Io ho provato all’inizio a proporre la storia di un cavallo reale a degli sceneggiatori per scrivere un film. Ne parlai anche ad Agnano ma poi non è successo nulla.
Come lo chiameresti il film?
“Calma, andiamo con calma”. Vorrei raccontare il rapporto tra il cavallo, la natura e l’uomo. Dopo una vita di stress e sacrifici, un uomo recupera l’armonia e la sua vera dimensione umana, attraverso questa bellissima creatura.
Hai avuto dei cavalli tuoi?
Ne ho avuto uno che si chiamava Agent Op e due in comproprietà con Marco De Vivo, un caro amico, il mago dei puledri. Agent era un cavallo fuori dal comune. L’unico cavallo che si sedeva davanti alla finestra a guardare il mare di Licola. Era contemplativo. Lo abbiamo portato a fare degli accertamenti perché avevamo paura che avesse problemi alle anche, ma alla fine abbiamo scoperto che era proprio il suo modo di essere un’anima speciale.