PERSONAGGI DEL GALOPPO: ALESSADRO MARCONI, UN TALENT SCOUT GLOBALE

3 Febbraio 2025

«Avevo 22 anni quando sono partito per Dubai, assistente di Ahmed bin Harmash, dove mi occupavo di
cavalli da endurance e da corsa e da lì è iniziata la mia carriera come manager in giro per il mondo».

Alessandro Marconi, non è figlio d’arte, ha scelto di lasciare l’Italia per fare un’esperienza all’estero nel
mondo dei cavalli, in cui si è costruito una rete di proprietari facoltosi e allenatori prestigiosi con i quali
collabora da anni. Adesso vive a Chantilly dove c’è una comunità di italiani molto assortita.

Alessandro ti sei fatto una gavetta di lusso?
Ho fatto una scelta coraggiosa per quindici anni. Quello è un mondo fatto di tante contraddizioni ma
sicuramente molto avventuroso. In poco tempo sono capaci di creare dei paradisi nel deserto quando
qualche anno prima c’erano soltanto dune e sole cocente. Culture che si intrecciano nello sfarzo più
sfrenato e che si rinnovano e sbocciano come ogni primavera.

E poi hai cominciato a girare il mondo?
In Dubai la stagione, quella che conta, dura solo sei mesi e quindi sei portato a muoverti a esplorare nuove
piazze come Francia, Inghilterra ecc…

Quanto è difficile fare queste mestiere?
Lavoro moltissimo e mi devo occupare di tante cose. La logistica, curare i rapporti con gli allenatori,
clienti e strutture. E’ fondamentale scegliere un cavallo che, oltre ad avere caratteristiche intrinseche, è
importante collocare in un ambiente a lui più adatto. Per esempio per la pista in Inghilterra gli allenamenti avvengono in salita sull’erba e in Francia solo sulla sabbia in piano come in America. E quindi bisogna scegliere i piedi più adatti alla pista. Collaborare con Mario Baratti è stato fondamentale. Il nostro
è un lavoro anacronistico ed io sono una persona troppo giovane per stare con i vecchi e troppo vecchio
per stare con i giovani. Ma visto che la passione da parte dei giovani c’è e anche da parte degli italiani, basta trovare le soluzioni giuste affinché questo sport riemerga.

Per esempio?
Vendere i diritti tv come succede nel calcio. Anche per la Formula Uno è lo stesso, tra l’altro
l’automobilismo è nato nel Regno Unito come l’ippica. Il denaro deve circolare in maniera fluida tra
premi vinti, reimmessi sul mercato, gli acquisti e le vendite. L’Italia ha una qualità del lavoro che sfrutta
poco. Un potenziale inespresso che è un vero peccato rilevare.

Le aste sono il tuo habitat naturale. A luglio a Newmarket hai acquistato diversi purosangue per
clienti esteri?

Sì, ventotto cavalli per clienti di Dubai, Arabia Saudita, Kuwait e Libia. Poi ci sono state le aste ad
Arqana e ad inizio anno ho acquistato ventinove cavalli per Gruppi del Medio Oriente.

Ma chi sono al momento i proprietari più facoltosi?

In questo momento i più potenti sono i Sindacati. Gli stakeholder arrivano con i soldi sonanti e comprano
senza limiti. C’è una società a livello mondiale che è leader del mercato degli acquirenti che si chiama
Amo Racing presieduta da Kia Joorabchian, il fondatore dell’impresa, e direttore della società di gestione
calcistica globale sports Invest UK. Diversi calciatori ne fanno parte. Ha investito dieci milioni di euro e ne ha spesi venti in un’asta a Newmarket. Acquistati cavalli baby e yearling più cari al mondo. In futuro saranno i Sindacati la formula vincente. Acquistare cavalli che ti consentono di correre in più paesi dove si organizzano le Golden Stakes, in primis Ascot, Arc de Triomphe, Regina Elena ecc. L’Europa resta il centro del mondo. A quei livelli vedere correre i propri cavalli è un pretesto per stare nei posti che contano e sottolineare la propria leadership.

L’importante è esserci, anche se non vinci!

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