Alessandro, Campione d’Italia come guidatore e allenatore. Ti aspettavi di diventare così vincente?
No, mai. Non lo avrei pensato neanche dieci anni fa. Neanche a 40 anni.
Ma quando è stata la chiave di svolta?
Probabilmente quando sono andato all’estero, anni 2012-2013. Purtroppo l’ippica italiana stava passando una crisi inaspettata. Quando sono stato da Ake Svanstedt in Svezia, mi si è aperto un mondo. Un allenatore che sta vincendo tanto in America in questi ultimi anni. Ho avuto la fortuna di avvicinarmi a nuovi sistemi di allenamento, assolutamente all’avanguardia. Un modello che ho cercato di seguire adattandolo al mio una volta tornato a casa in Italia..
Adesso sei diventato tu un modello da seguire?
Sono alla continua ricerca di migliorare e migliorarmi. Sono appassionato di genealogie, incroci, passione che condivido con mia moglie Sinead. Per fare andare forte i cavalli non basta solo l’allenamento. Una scuderia è come un puzzle. I pezzetti da mettere insieme sono frutto di un’organizzazione vincente. Sono necessari ottimi collaboratori, validi artieri, maniscalchi, veterinari e perché no, essere assistiti da una buona stella. E’ chiaro che il cavallo resta il vero protagonista.
Quindi ognuno dei tuoi collaboratori dà il meglio di se stesso?
Sì, alla fine sono i risultati in pista quelli che contano, ma la cosa bella è che tutti sono dei piccoli allenatori che vanno verso la stessa direzione. Quotidianamente lavorano con me 35 persone. I miei migliori amici nell’ippica sono proprio i miei uomini di scuderia.
Ma ti senti più amato o invidiato in Italia?
Sinceramente? Non mi interessa, basta che mi amino le persone intorno a me. L’invidia sportiva ci può stare. Io ho sempre ammirato, ammiro e ammirerò chi è più bravo di me..
E come rispondi alle critiche?
Essere un vincente, in generale, fa si che a volte puoi suscitare sentimenti contrastanti. Non voglio distrarmi dando peso a parole che non servono. Io so di essere una persona pulita, che ama i cavalli e che vive per il suo lavoro.. Quindi, le parole le porta via il vento.
E all’estero come è il tuo rapporto con gli addetti ai lavori, con la stampa?
Paradossalmente sono più amato all’estero che in Italia. Fuori dai nostri confini l’ippica è uno sport rispettato e sono stimati coloro che ne fanno parte. Viene seguito, quasi come il calcio, e i guidatori si concedono molto volentieri alla stampa per un confronto costruttivo.
Potresti farlo anche te in Italia? Anche se sembri un po’ allergico alle interviste.
Lo sono diventato, ma lo farei volentieri. Io sono disponibile. In Svezia, per esempio, ho fatto dei corsi per imparare l’inglese proprio per potermi esprimere da solo con i media e i giornali tecnici. In Italia le buone idee non vengono mai portate avanti con continuità. Le critiche prevaricano sempre i buoni propositi.
In base alla tua esperienza internazionale che cosa si potrebbe fare per dare un segnale di ripresa?
Sicuramente il rilancio delle scommesse e fare pubblicità il più possibile. L’ippica è uno sport fantastico. Io, più passa il tempo, più me ne innamoro. Le regole si possono cambiare, ma non la mentalità. Questo è il nostro limite.
Chi vuoi ringraziare?
Sicuramente non dimenticherei mai di ringraziare chi, a soli vent’anni, quando ancora non ero nessuno, ha avuto fiducia in me, dandomi la forza di crescere, il Sign. Guido Guareschi. Ovviamente, anche e soprattutto, tutti i proprietari che mi rinnovano ogni volta la fiducia. Niente è scontato, nel lavoro.
Ma su tutti?
Una famiglia che mi sostiene in tutto e per tutto. Una moglie che mi organizza la vita, che mi alleggerisce le preoccupazioni ed il “peso” del dietro le quinte. Un padre che stimo profondamente e che è sempre presente e l’amore di tre figli che chiudono il naturale cerchio della vita.
E quale è il sogno di Alessandro Gocciadoro?
Continuare a lavorare con questa “leggerezza” fino all’ultimo giorno della mia vita.