QUELLI CHE VINCONO: IL GENTLEMAN, MATTEO ZACCHERINI

5 Gennaio 2025

Bolognese doc, simpatico e disponibile con tutti, Matteo Zaccherini si racconta e racconta il suo ennesimo scudetto, il settimo. Sono state 81 le vittorie nel 2024, quaranta lunghezze in più da Ciro Ciccarelli e quarantacinque da Elena Villani.

Matteo, anche nel 2024 sei andato a segno, vincendo la classifica dei gentlemen. C’hai preso gusto?

In effetti sì. Ho vinto il settimo frustino che è un record assoluto in Italia, a pari merito con Giuseppe Nogara, che lo vinse negli anni Cinquanta, poco dopo la guerra. Sono nell’Albo dei grandi.

Come e quando nasce la passione di diventare proprietario di cavalli?

In maniera assolutamente casuale. Mio padre, che faceva il fornaio, mi portava a vedere le corse all’Ippodromo dell’Arcoveggio di Bologna. Avevo dieci anni. E da lì mi sono appassionato ai cavalli a tal punto che spesso la mattina non andavo a scuola preferendo il profumo della paglia e l’atmosfera delle scuderie. E anche al pomeriggio amavo stare a contatto con questi atleti che andare agli allenamenti di calcio.

Quello era un periodo florido per l’ippica?

Eravamo agli albori della carriera di Varenne. Anni 1997-98. Un momento in cui, grazie a lui, molti appassionati e non, conoscevano il valore di questo fenomeno dell’ippica. Proprio in quel momento decisi, insieme a nove amici, di comprare un cavallo che si chiamava Roi Soleil. Questa associazione durò poco e fui costretto ad acquisire tutte le quote diventando l’unico proprietario. Adesso ne ho dieci.

E la passione è aumentata?

Amplificata a tal punto che cominciai ad andare ad attaccare i cavalli la mattina da Daniele Sangermani. Ma è stato Alfredo Pollini, nel 2007 a farmi fare prove e successivamente le gare nella pista privata di Montechiarugolo. Mi disse che ero pronto per guidare. E nel 2009 ho preso la patente da gentleman.

Sei migliorato molto in sulky, sei anche bello a vederti come impostazione. E’ il segreto del tuo successo?

Ovviamente la cosa più importante è avere i cavalli buoni. Ma in effetti, da quando sono arrivati i nuovi sedioli dall’America, io che sono alto 1,90, mi posso sdraiare meglio con la schiena ed il peso invece di scaricarlo sul cavallo adesso viene scaricato a terra. In sulky in effetti sono più confident di prima. I “fisicati” sono avvantaggiati adesso.

A proposito di fisico, per tenerti in forma, vai in palestra?

Da un annetto a questa parte lavoro in una palestra di crossFit. Ho acquisito una quota. Un’opportunità per stare con il mio terzo bimbo che ha bisogno di condivisione e fare attività fisica. Ma soprattutto lui ha bisogno di me ed io non mi sottraggo alle responsabilità di padre.

Hai intenzione di passare professionista, come ha fatto il tuo amico Filippo Monti e il campano Antonio Simioli?

Mai e poi mai. Non ci penso nemmeno. Ci sono dinamiche che non mi appartengono. E poi voglio correre il giusto e macinare meno chilometri del passato, anche se abitando a Bologna mi trovo in una posizione strategica per spostarmi nei vari ippodromi.

Tu hai le idee molto chiare, ce l’hai anche su come far rinascere l’ippica?

Prima di diventare proprietario, gentleman, sono un giocatore. Bisognerebbe riuscire a fare una scommessa trainante a livello mediatico. Fare una supertris o una TQQ il venerdì, come fanno in Francia, con un montepremi generato che può arrivare a 100.000/150.000 euro. La gente deve sapere che si possono vincere grosse cifre con il gioco dei cavalli. La pubblicità la fa solo una somma considerevole.

Qual è la differenza tra obiettivo e sogno di Matteo Zaccherini?

Il mio obiettivo è vincere l’ottavo scudetto, per entrare nella storia ed il sogno, che poi è quello di ogni proprietario di cavalli, di pescare un jolly. Acquistare un puledro alle aste di 4-5 mila euro, senza cercarlo più di tanto, ma che ti fa svoltare la vita. E’ come vincere alla lotteria, lo so.

Ma chi non risica non rosica e resta al palo.

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