Le cronache recenti e le discussioni ippiche fatte in quella grande arena rappresentata dai Social Network, e non solo, hanno recente portato alla ribalta Roberto Garavaglia, milanese 66 anni, da quasi 60 frequentatore di ippodromi, autore di interventi sicuramente interessanti, coinvolto nell’iniziativa di un gruppo di ippici che pochi giorni or sono ha presentato a Modena un progetto di riforma della scommessa Quinté. Il nocciolo del dibattito è, quindi, quello delle scommesse ma si può parlare veramente di tutto perché la visione di chi ha “battuto” parterre e masticato cavalli per ben oltre mezzo secolo non può non essere di ampio respiro… L’occasione è quella di un sabato pomeriggio non troppo affollato di corse… lo strumento? Il telefono. L’oggetto? Quell’ippica che tutti amiamo fin troppo…
Cominciamo con il raccontare chi è Roberto Garavaglia…
“Come ha detto lei, uno che da appassionato ha frequentato tanti ippodromi, ha visto centri di allenamento, sono nato davanti a quello dei Nogara a San Pietro all’Olmo; Ho assistito ahimè alla chiusura della “Scala” dell’ippica; sono stato piccolissimo proprietario e comproprietario e ancora oggi, magari se capita, do una mano a qualche proprietario con piccoli consigli… Insomma: tanta passione.”
In poche parole, uno che ha vissuto la metamorfosi dell’ippica italiana, soprattutto fronte trotto, sin dagli anni del boom a quelli della crisi e che ora si confronta con la situazione attuale anche in maniera costruttiva, e non solo disfattista come fanno alcuni…
Come racconterebbe in breve questi ultimi 60 anni di ippica?
“In estrema sintesi gli anni 60 sono stati quelli dei grandi proprietari, dei grandi signori; negli anni 70 è arrivata la borghesia arricchita che poi è scappata verso la fine del decennio quando si è affacciato sulla scena del Paese il terrorismo. Poi negli anni 80 è arrivata la “Milano da bere” e in molti hanno pensato che con l’ippica fosse facile arricchirsi. Questo ha fatto si che si infiltrasse anche qualche frangia di delinquenza. In quel tempo l’ippica non è stata capace di regolamentarsi. Poi gli anni 90, il boom della Tris, i soldi a pioggia per tutti e l’illusione che tutto potesse andare avanti ininterrottamente. Invece a cavallo del terzo millennio è arrivata la crisi con l’avvento delle altre forme di scommessa e l’incapacità dell’ippica di difendere la propria rete di vendita, anzi la capacità di svenderla… Oggi una delle prime esigenze, anche per avere una scommessa ippica popolare, è proprio quella di rivitalizzare la rete di vendita. L’erario, che ha fatto un’operazione sulla quota fissa, potrebbe farla anche in questa direzione.”
Con la maturità cresce la capacità e la voglia di analisi…
“Diciamo che negli ultimi tempi mi sono messo un po’ a pensare, a studiare… a cercare di analizzare a situazione in maniera un po’ più scientifica, con lo sguardo di chi ha lavorato nel commerciale, o, come si dice oggi, nel business. Sono arrivato alla conclusione che è vero che la formula perfetta non ce l’ha nessuno. E’ un settore nel quale inevitabilmente ci sono troppo interessi contrapposti e quindi l’ippica deve trovare un nuovo equilibrio. Sai oggi ci sono i social che sono sicuramente una grande tribuna, ma dall’altra parte danno pure l’opportunità di parlare anche a chi non conosce bene i vari aspetti della materia o, peggio, a chi pensa che l’ippica sia un’opportunità per fare business personale. Bisognerebbe capire che l’ippica è un prodotto che ha due clienti principali: i proprietari e gli scommettitori.”
Quindi che prodotto bisognerebbe offrire a questi due clienti?
“Beh entrambi hanno bisogno anzitutto di corse equilibrate e interessanti, quindi di una programmazione diversa da quella che è stata fatta fino ad oggi. Il consumatore scommette dove ha conoscenza e dove riceve messaggi continui. Oggi tra calcio e ippica l’attività di comunicazione è 1000 a 1. Se abbiamo dei cavalli che rappresentano delle eccellenze va fatta promozione, ma sul cavallo più che sull’uomo perché è poi quello che rientra nell’immaginario collettivo, quello che ha la possibilità di attrarre l’interesse trasversale di tutte le generazioni.”
Veniamo alla querelle del momento: Quota fissa vs totalizzatore
“Sgombriamo il campo da equivoci. Penso anche io che i due sistemi possano (debbano) coesistere e che in fondo per la quota fissa un intervento di bilanciamento con le scommesse sportive andasse fatto. Però prima di abbassare la tassazione sulle scommesse a quota fissa io avrei chiesto una garanzia sul ritorno da parte dei concessionari, una specie di impegno formale perché è troppo facile dire genericamente “produrremo di più”. Parallelamente avrei anche fatto un’operazione sul prelievo del totalizzatore portandolo a un massimo del 32%. Ovviamente eliminando quell’anomalia tutta italiana del doppio totalizzatore.”
Ma così lo scommettitore sarebbe comunque penalizzato perché un prelievo del genere non può essere definito equo e soprattutto rimane comunque superiore a quello della quota fissa. Senza contare che dal mercato arriva chiara l’indicazione per quel che riguarda le scommesse semplici…
“Infatti io con il gruppo con il quale sto collaborando abbiamo pensato a una scommessa esotica, una nuova forma di quintè della quale abbiamo consegnato il progetto al Sen. La Pietra, una scommessa popolare ad ampia diffusione che possa ripercorrere il fenomeno della Tris e sfruttare una rete di vendita ampia che abbiamo, ma che oggi è assolutamente sottoutilizzata, una sola scommessa con promozione, marketing, jackpot e quant’altro oltre che ovviamente dovrebbe essere basata su un prodotto corsa adatto… Riguardo al prelievo, fino a oggi la quota fissa ha avuto qualcosa come il 72% circa di restituzione allo scommettitore in termini di vincite, non sono molto distanti, vediamo cosa accadrà adesso che le lavagne dovrebbero essere aggiornate. Finora mi sembra che non si sia mosso molto…”
Avevamo la V7…
“Esatto, da noi ha fallito perché non c’è stato alcun tipo di marketing. Il prodotto corsa è quello che è. Se abbiamo una percentuale di corse, soprattutto per i cavalli giovani, con favoriti schiacciatissimi ben al di sotto della pari, è chiaro che diventa difficile pensare di proporre un gioco come la V7. Se a questo aggiungi la totale assenza di pubblicità, siamo di fronte alla cronaca di un fallimento annunciato.”
Quindi torniamo a monte: recuperare lo scommettitore…
“Ovvio… dobbiamo cercare di comunicare anzitutto che l’ippica è uno sport e non un gioco d’azzardo. Il cavallo crea emozione e quindi serve un programma chiaro per comunicare queste emozioni. Poi pensare agli scommettitori. Per quelli tradizionali c’è la scommessa, appunto, tradizionale che deve comunque essere migliorata, ma penso alle nuove generazioni cui non interessa giocare dieci per vincere 25. Quelle generazioni formate da persone tra i 35 e i 50 anni, forse anche un po’ più giovani, che hanno la possibilità di spendere e qui nasce il discorso relativo alla necessità di una scommessa esotica in grado di garantire vincite importanti. Nei giorni scorsi abbiamo avuto degli esempi chiari: Una V7 che in Svezia ha premiato il vincitore con 8 milioni di euro, un quinté che solo domenica scorsa in Francia ha pagato 750mila euro. Sono le vincite che possono fare da volano per il movimento. Inoltre va detto che in una società che oggi viaggia velocissima a queste nuove generazioni non interessa leggere le prestazioni, impiegare molto tempo per poter elaborare la propria scommessa…”
Ma così non rischiamo di mandare all’aria tutto il caposaldo teorico della scommessa ippica come scommessa ragionata?
“Non credo, in realtà si tratta di offrire la possibilità di scegliere i cavalli da giocare con poche indicazioni sintetiche, un rating facilmente decrittabile, corse equilibrate, refertazioni veloci. Oggi è impensabile avere il risultato, e quindi la possibilità di incassare la vincita, venti minuti dopo che si è concluso l’evento. Ho seguito l’intervista a Graham Wood di Bet 365 e ritengo che abbia ragione quando chiede a gran voce la possibilità di poter effettuare le multiple miste tra sport e ippica.”
E la sua ricetta per il prodotto corse?
“Mi viene da considerare che se nella maggioranza dei casi le corse per 2, 3 e 4 anni presentano favoriti sotto la pari c’è qualcosa che non va. La nostra ippica va in controtendenza. In tutto il mondo il trend è quello di abbassare il montepremi per i due anni a vantaggio degli anziani. Da noi è esattamente il contrario e si pensi che le corse per gli anziani sono quelle dove si scommette di più…”
Capisce che non è facile in un sistema ippico come il nostro improntato sull’allevamento…
“Questo è il compito della Politica e soprattutto rientra in una visione d’insieme della filiera. Secondo me bisogna far capire alla Politica che la filiera va ridisegnata con lo scopo di portare avanti un percorso di risanamento che difficilmente potrà durare meno di 10 anni. Bisogna coinvolgere persone competenti nel gestire business complessi che devono fornire indicazioni che la Politica dovrà poi trasformare in leggi. Io non so quanti pensino ancora e possano continuare a pensare che la filiera possa proseguire ad andare avanti con uno Stato che annualmente azzera il bilancio con la fiscalità pubblica. Penso agli ippodromi e alle problematiche che emergono a vario titolo. Le sovvenzioni che vengono date non possono servire ad attribuire stipendi faraonici ai dirigenti, ma devono essere utilizzate per offrire servizi a cavalli, pubblico e quindi scommettitori. Pertanto c’è bisogno di controlli effettuati con cognizione di causa. Lasciatemi poi concludere che esiste un peccato originale da parte della filiera che è quello costituito dalla totale non volontà di essere uniti.”
Mi perdoni, ma se predichiamo l’unità di intenti totale siamo quasi all’utopia…
“So che è un lavoro lungo e che necessita di una mediazione formidabile e continua, ma proprio oggi che dall’altra parte ci sono delle istituzioni che hanno dimostrato di avere orecchie disposte ad ascoltare sarebbe stupido non provarci. Poi come dicevo è ovvio che le competenze a vario titolo vadano coinvolte e considerate. Insomma: bisogna intervenire coniugando professionalità e politica… Ne saremo capaci?”