SPECIALE GALOPPO: DARIO VARGIU, L’IRRANGIUNGIBILE

5 Febbraio 2025

Dieci frustini d’oro conquistati in ventinove anni da professionista. L’oristanese Dario Vargiu detiene il record di classifiche vinte in Italia diventando il fantino più vincente di sempre.

Non è figlio d’arte, il padre aveva un’impresa edile. Nasce cavaliere nella Sartiglia, la festa medievale tipica di quella zona della Sardegna. L’amore per i cavalli si scatena appassionandosi a quella giostra a undici anni e da quel momento non si è più fermato.

Dario, che cosa sono i cavalli per te?

Sono tutto. Devi sapere però che la prima volta che sono salito sul cavallo sono stato disarcionato, ma grazie ad un innamoramento nei confronti di una ragazza che frequentava una scuderia ho vinto il timore di salirci di nuovo.

Ma poi hai mostrato subito il tuo valore?

Assolutamente no. All’inizio ero diverso. Non ero proprio sveglio, anzi. Non ero determinato o irruento come posso essere adesso. Ero un signor sì, pensa un po’, troppo morbido.

E chi ti ha fatto scattare la molla?

Il sig. Carnevali mi ha dato fiducia. Una volta rientrato a Roma, dopo una piccola parentesi iniziale, sempre nella capitale, alla corte di Gaetano Postiglione e poi da Lorenzo Brogi, mi ha fatto montare i suoi cavalli. Era il 1995-96.

In Italia sono nati e cresciuti i fantini più bravi al mondo, gli allenatori sono preparati: che cosa ci manca per risalire la china?

Una delle cause è non avere più Gr. 1. In Italia i cavalli hanno poca qualità. Pensa che io amo il Giappone e non posso più andarci. Ti chiedono se hai vinto la classifica e un Gr.1 internazionale.

Cos’ha il Giappone di così speciale?

Intanto quando corri lo fai davanti a 80-100.000 persone. L’ippica è lo sport nazionale dopo il baseball. La JRA, che è il Ministero per noi in Italia o France Galop in Francia, se vieni scoperto di fare uso di doping vieni radiato, ma poi se corri il sabato e la domenica il lunedì hai il bonifico sul conto.

Lasciamo il Sol Levante e rientriamo in Italia. Qual è la scuderia con la quale hai corso di più?

Ho lavorato tanti anni con Bruno Grizzetti con il quale ho un ottimo rapporto. La sua “leggerezza” ti fa lavorare serenamente. Anche adesso monto per lui e qualche volta per Stefano Botti. In questo momento ho firmato con la Scuderia Incolinx per tutto il 2025. La scuderia ha buoni prospetti.

A proposito, come è iniziata la nuova stagione?

Gennaio è partito abbastanza bene, anche se è un mese tragico. I cavalli buoni sono messi a riposo. Da marzo si inizia a fare sul serio. Questo è un periodo di rodaggio.

Che cosa pensi dell’operato della Direzione Generale dell’ippica?

Sembra che le idee le abbiano chiare. C’è la volontà di dare un apporto a tutto il comparto e poi veniamo ascoltati come categoria. Ci vogliono regole ben scritte e metterle veramente in pratica. La Francia ne è un esempio. Lo sai quale sarebbe la vera svolta? Fermarsi.

Non ti mancherebbe correre?

Certo. Io sono nato competitivo. Ho fatto 20.000 corse fino ad ora e ho vinto 3.750 volte. Mi piacerebbe arrivare a 4.000 successi. Facendo riferimento alle percentuali di vittorie vinte in un anno, mi servono altri due anni. Ma non ci penso proprio a smettere. La notte dormo tranquillo senza nessun tipo di stress perché non voglio pensare a cosa farò dopo.

Frankie vuole fare il commentatore. A te piacerebbe lavorare con i media?

Perché no.

Mi hai parlato di Giappone e Francia, ma mai di Inghilterra? Come mai?

Perché ci sono stato solo una volta. Fui invitato, grazie a Frankie Dettori alla Shergar Cup, campionato tra fantini inglesi e resto del mondo capitanati dallo zio Frankie, ovvio. Abbiamo vinto noi e quindi abbiamo alzato la coppa. Con i miei tre piazzamenti un piccolo contributo l’ho dato anche io.

Frankie Dettori ci ha detto che nessuno dei figli seguirà la sua passione per cui la dinastia si fermerà: e quella di Vargiu?

Ho due figli maschi. Uno è 65 kg e l’altro 70 kg, alti e sani. All’inizio avrebbero voluto ma sono cresciuti troppo. Si sono dati alla boxe. Va bene lo stesso, dai, è sempre un gioco di gambe e braccia, come il mio, giusto?

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