Proprietario da venticinque anni della Scuderia Bivans, la più vincente al mondo, Antonio Somma ha realizzato il sogno che ogni proprietario vorrebbe vivere: vincere il Prix D’Amerique. E lui ha centrato l’obiettivo per due anni consecutivi, nel 2020 e 2021, con Face Time Bourbon.
Da Castellammare di Stabia è arrivato sul tetto del mondo dell’ippica: che cosa si ricorda
di quelle due giornate memorabili?
Sono trent’anni che seguo le corse dei cavalli. Ho vinto il Lotteria e per un campano è la massima
aspirazione, ma il Prix D’Amerique è paragonabile al tecnico della Nazionale che vince il Campionato del
Mondo. Sono state due giornate che mi hanno suscitato sensazioni ed emozioni diverse. A Parigi forse ho
provato qualcosa in più.
Ce li vuole descrivere quei minuti che trascorrono dalla partenza all’arrivo?
Nel 2020, Face Time Bourbon non era il favorito. Aveva già cinque anni. La partenza con i nastri è una fase
saliente dove può succedere di tutto e poi i tre minuti e mezzo dopo li vivi in apnea. Ha fatto una corsa
strepitosa infilando da dentro l’avversario. Mi sono commosso, nonostante abbia un carattere freddo e
difficilmente esterno le mie emozioni quando corrono i miei cavalli. Sono saltato spinto da gioia incontenibile abbracciando il mio amico Alfonso, colui che mi ha introdotto al mondo dei cavalli.
Ci saranno stati sessantamila spettatori per l’edizione numero 100. Da brividi.
Nel 2021 le cose sono state diverse?
Innanzitutto, eravamo i campioni in carica, quelli da battere, e le preoccupazioni erano maggiori.
Ma la cosa più incredibile è stata la cornice intorno, diametralmente opposta rispetto all’anno precedente.
Sugli spalti saremmo stati in dieci, eravamo in pieno covid. Io potevo starci perché in quell’edizione come
proprietario schieravo tre cavalli e i francesi sono ligi alle regole. Un silenzio spettrale spezzato solo dalla mia esultanza. Una volta finita tutta la manifestazione, siccome avevo pernottato in Normandia, sono salito
sul van insieme all’autista e all’artiere e ho potuto tranquillamente rispondere al telefono alle congratulazioni che mi arrivavano.
E l’Amerique di Vivid Wise as?
Vivid ha corso l’Amerique 4-5 volte e la sua migliore prestazione è stata quando ha vinto Face Time
Bourbon. Il rammarico è stato per il quarto posto.
C’é un cavallo della sua scuderia che la fa sognare di nuovo in grande?
Frank Giò penso che correrà l’Amerique il prossimo anno.
Il suo pronostico per quest’anno?
Idao de Tillard, Go on Boy, Hooker Berry. Sui 2.700 metri di solito vince il cavallo più forte. Nessuno ti
regala un centimetro, bisogna evitare parziali inutili e dispendiosi. Le sorprese sono più probabili sui 1.600.
Come sono i francesi con lei?
Mi conoscono tutti, sono trent’anni che li frequento. Dai proprietari, agli allenatori, ai driver ho rapporti
con tutti. Nonostante siano sciovinisti, mi rispettano.
E qual è il suo rapporto con la stampa?
In Italia sono disponibile con quasi tutti, invece in Francia non parlo più con Paris Turf perché ha scritto notizie non vere.
Qual è il suo pensiero sull’ippica italiana?
Non è un momento facile, è risaputo, ma apprezzo l’impegno che ci sta mettendo la Direzione Generale.
Ha le idee chiare e qualcosa di buono si intravede, ma deve scontrarsi con troppa burocrazia che rallenta i tempi di attuazione. Ma io continuerò ad investire nei cavalli perché la passione è più forte dell’incertezza.
Andrà a Parigi?
Certo, come ogni anno.