VITTORIO FELTRI, IL CAVALIERE GENTILUOMO

12 Febbraio 2025

Vittorio Feltri, mi concede un’intervista? Mi racconta la sua storia con i cavalli?
Certo, quando vuole.

Anche adesso?
Certo.

Vittorio Feltri è un giornalista controverso, un grande provocatore. Dove passa lui di solito crescono le polemiche, ma non tutti sanno che dietro quell’apparente immagine, seriosa e altera, si nasconde un uomo di spiccata sensibilità e disponibilità. Uno sportivo per natura. Da buon bergamasco tifoso dell’Atalanta e amante della Fiorentina. Appassionato di ciclismo ma il suo amore per i cavalli va ben oltre l’aspetto sportivo. E’ amore vero.

Sig. Feltri, se la conosciamo un po’, preferisce gli animali agli uomini. E’ vero?
E’ più facile amare gli animali. L’umanità è ipocrita.

Qualche giorno fa è uscito un suo editoriale su il Giornale sul benessere dei cavalli, la sua grande passione. Da sempre?Fin da bambino andavo in Molise da mio zio che si era trasferito da Bergamo per lavorare come perito agrario presso una grande azienda. Andavo da lui con entusiasmo perché, visto che aveva diversi cavalli, mi spostavo da una masseria all’altra a cavallo, a volte anche a pelo. A quei tempi le macchine non erano molte e i cavalli e le carrozze erano all’ordine del giorno. Ho imparato presto ad andare a sella, avrò avuto 10 anni.

Che cosa le suscitano i cavalli?
Sono degli esseri speciali, da una parte rasserenano l’animo e dall’altro ti fanno innamorare come una bella ragazza. A me facevano questo effetto ma non solo. Mi viene il desiderio di protezione ancora adesso e non li ho mai picchiati né con la frusta né con il frustino.

Oltre a montare i cavalli per diletto, ha corso al trotto come gentleman?
Si, mi ricordo che l’ultima corsa che ho disputato all’Ippodromo di San Siro ho anche vinto. Avevo ansia di vincere perché avevo ambizioni di primeggiare. Amavo correre alla corda per fare il percorso più breve e stavo attento alle tattiche. Gli parlavo. Li incitavo con la voce. Non li ho mai frustati. L’incitamento vocale funziona molto di più della frusta. Siamo in due a collaborare e non che uno prevarica sull’altro.

Lei è un grande sostenitore delle corse senza frusta. Ne parla sempre.
Mi auguro che diventi una regola definitiva, non solo al trotto ma anche al galoppo. I cavalli sanno già cosa devono fare, e lo fanno al meglio delle loro possibilità perché sono collaborativi. La Direzione Generale dell’ippica, capitanata dal Dott. Remo Chiodi sembra che abbia interesse a venire incontro a molti sostenitori di una rivoluzione a salvaguardia del benessere di queste creature. Nel regolamento si è scritto, come primo passo, che la frusta può essere portata in pista, ma usata solamente come segnale direzionale.

Ci sarà il 22 febbraio a Padova, da Pino Stefanelli?
In programma otto corse senza frusta. Se non fossi diventato pigro per l’età, ho 82 anni, ci sarei andato di corsa.

E’ diventato pessimista.
Sì perché la società invece di evolversi si è involuta. Stiamo assistendo ad una inevitabile decadenza. Vorrei tanto che il mondo delle corse dei cavalli ritornasse ai fasti del passato.

Ce l’ha una medicina per ripartire con entusiasmo?
Ritornare al passato è un’impresa improbabile. Era bellissimo andare all’ippodromo. Bisognerebbe che arrivassero le sovvenzioni agli allevatori, formare figure professionali adeguate e rendere le scommesse più divertenti. Potremmo attingere dalle modalità di comunicazione e organizzazione dell’equitazione, perché lì funziona.

Aveva idoli nell’ippica?
Amavo molto di più le “bestie”, la gara di per sé e non mi innamoravo dei loro interpreti. Ribot, Varenne, che in un momento di lucida follia avrei voluto comprare e i miei cavalli mi sono restati nel cuore. Il mio primo cavallo Miguel, intelligentissimo, “Bellì”, “Libero Mercato” e tanti altri scolpiti nell’anima. Ne ho avuti anche nove in giardino della mia cascina. Per me sono come i cani e i gatti, animali domestici. Adesso ne ho solo uno anziano che sta invecchiando con me.

I cavalli sono per sempre?
Sì perché ti fanno sorridere, sono sinceri, spontanei. Ti mettono in contatto con la natura e soprattutto con te stesso. E se per un attimo ti perdi, ti riportano sempre a casa.

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